Corriere Adriatico | Spacca: «L’Italia centrale può riavere importanza»

Leggi l'articolo del Corriere Adriatico sull'Ecosistema dell'innovazione di HAMU

Dalla piattaforma Hamu alle risorse per gli Ecosistemi territoriali. Un solo motto: convertire il declino in rinascita.

 

Gian Mario Spacca definisce il percorso. «Il progetto è nato nel comitato scientifico della Fondazione Merloni».

 

L’ex governatore elimina gli orpelli: «L’obiettivo è dare rappresentanza all’Italia centrale, sottostimata a livello di governo nazionale».

 

Il metodo? «L’hub Marche, Umbria e Abruzzo, Hamu appunto, terre piccole che insieme formano massa critica e che, unendosi, riescono a vincere uno dei bandi più importanti del Pnrr».

 

Il perimetro di una macroregione. «Lo è nei fatti. Marche e Umbria, secondo i parametri europei, retrocedono dal club delle più ricche a quello meno prestigioso delle regioni “in transizione” con l’Abruzzo. Da questa classifica dipende la dote di risorse Ue che ogni territorio riceverà».

 

Si sfrutta a favore un fattore di decadenza? «Trasformandolo in occasione di ripresa. Tre gli elementi determinanti. Il primo: incoraggiare nuova imprenditorialità attraverso la nascita di start up e spin off. Secondo: incrementare la dimensione delle imprese più grandi, favorire le filiere e superare la conflittualità con le piccole. Terzo: lavorare sull’innovazione e sulla crescita del capitale umano».

 

Un pacchetto “all inclusive”. «In prima battuta hanno aderito quattro università, tra cui Ancona, tre Confindustrie e altrettante fondazioni, tra le quali la Fondazione Aristide Merloni. Poi si sono uniti gli altri atenei marchigiani e l’Istituto nazionale di fisica nucleare. A me spetta coordinare i progetti, il Rettore di Perugia, Maurizio Oliviero, è il presidente».

 

Dritti alla meta. Quale? «Questa compagine è la piattaforma sulla quale è nato il progetto Ecosistema. Un piano da 120 milioni presentato dalle università di Marche, Umbria e Abruzzo per realizzare centri di ricerca, in materia di innovazione, legati all’imprenditorialità».

 

Il resto è cronaca. «Quaranta milioni che potrebbero entrare nelle casse delle nostre accademie. Ma, soprattutto, è da evidenziare che ognuna delle 10 università partecipa ai centri di ricerca con le sue migliori competenze, in collaborazione con altri soggetti pubblici e privati, dando vita a spoke “affiliati” fino a un numero massimo di 25. Non siamo quindi in presenza di una sommatoria di progetti costruita strumentalmente per vincere il bando PNRR / MUR, ma di una vera strategia di innovazione in una concreta prospettiva macroregionale».

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